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Scommesse, la Corte di Cassazione ribadisce: “Divieto di raccolta senza licenza”

Senza concessione o licenza non è possibile esercitare la gestione delle scommesse sportive. E’ dovuta nuovamente intervenire la Cassazione per ribadire quello che dovrebbe essere un concetto lapalissiano. La sentenza è arrivata in seguito ad un ricorso di un intermediario che raccoglieva scommesse senza aver ottenuto la licenza di polizia.

“Il reato di cui all’art. 4, comma 4 bis – si legge nel provvedimento emesso dalla Corte di Cassazione – risulta integrato da qualsiasi attività, comunque organizzata, attraverso la quale si eserciti, in assenza di concessione, autorizzazione o licenza ai sensi dell’art. 88 R. D. 18 giugno 1931 n. 773, una funzione intermediatrice in favore di un gestore di scommesse, a nulla rilevando l’esistenza di abilitazione in capo al gestore stesso”.

La sentenza della Corte di Cassazione, inoltre, ha individuato i caratteri propri dell’intermediazione nella raccolta di scommesse sportive per via telematica, “vietata – si legge – perché priva della licenza di pubblica sicurezza”.

“Ciò, in adesione alla costante e condivisa giurisprudenza in materia, a mente della quale il reato di cui all’art. 4, commi 1 e 4-bis, è integrato dalla condotta di organizzazione, esercizio e raccolta di scommesse realizzata dal soggetto che, dopo averle raccolte dai privati senza la licenza richiesta dall’art. 88 del R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – conclude il dispositivo – convoglia le scommesse su di un conto corrente di comodo a lui intestato, in maniera tale da apparire lo scommettitore in luogo di quello reale”.

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