Messina, bufera calcioscommesse: 30 indagati, anche calciatori in attività

Messina, bufera calcioscommesse: 30 indagati, anche calciatori in attività

L’inchiesta sul calcioscommesse che ha travolto la società del Messina è giunta ad un punto di svolta. Sono trenta le persone iscritte nel registro degli indagati: si tratta di cinque calciatori ancora in attività, e altri 25 tra ex giocatori e allenatori.

L’inchiesta ha fatto saltare fuori delle combine verificatesi nel girone C di Lega Pro, nel periodo che va tra il 2015 e il 2016. Ad essere finite sotto indagine sono alcune partite dell’Acr Messina: per questo lo scorso mese di marzo la Guardia di Finanza ha messo a segno numerose perquisizioni in diversi studi professionali del centro peloritano.

L’inchiesta prese subito il nome di “Re Artù”, dal soprannome storico affibbiato all’attaccante Arturo Di Napoli, ritenuto il fulcro dell’intera macchina criminale. Ma tra gli indagati ci sarebbero altri quattro nomi di spicco, come riportato dalla Gazzetta del Sud: per loro l’accusa è di “associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, truffa, e alterazione dei risultati sportivi prevista nella normativa calcistica di riferimento”. Si tratta dell’ex vice presidente dell’Acr Messina Pietro Gugliotta, degli ex allenatori Pietro Grassadonia e Raffaele Di Napoli e l’ex centrocampista peloritano Carmine Giorgione, oggi in forze all’Albinoleffe.

A tutti viene contestata l’ipotesi associativa con la “mente” della maxi combine, ovvero Arturo Di Napoli, finalizzata all’alterazione di alcune gare del campionato di Lega Pro (girone C) con mezzi fraudolenti: in sostanza, sono state giocate forti somme – si parla di migliaia di euro – su alcune partite del Messina sapendo già il risultato finale.

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