Scommesse, la Cassazione: “Chi opera in Italia per conto di un soggetto straniero deve richiedere autorizzazione polizia”

“Colui il quale opera in Italia per conto di un soggetto straniero, a prescindere dalla presenza di un regolare titolo concessorio in capo al delegante, non può considerarsi dispensato dall’obbligo di richiedere l’autorizzazione di polizia di cui all’articolo 88 del regio decreto 773/1931, atteso che tale provvedimento è funzionale a prevenire eventuali infiltrazioni criminali”. Ad affermarlo è la Cassazione, che ha annullato la sentenza impugnata dal titolare di un ctd marchigiano per essere i reati estinti per prescrizione ed eliminato la relativa pena di mesi 3 di reclusione, ma rigettato nel resto il ricorso per aver esercitato abusivamente l’attività di raccolta e intermediazione, in collegamento a un bookmaker estero di scommesse sportive, in assenza dei requisiti di cui all’articolo 11 del Tulps (buona condotta). La sentenza è riportata dal sito dell’Agenzia Giornalistica sul Mercato del Gioco (AGIMEG).

La Cassazione, nel respingere altre parti del ricorso, evidenzia che “il reato di cui all’art. 4 della legge n. 401 del 1989 è configurabile quando l’esercizio di scommesse svolto in Italia per conto di un bookmaker straniero avvenga senza che il titolare dell’attività di raccolta scommesse abbia ottenuto l’autorizzazione di polizia di cui all’art. 88 Tulps, anche se l’allibratore straniero delegante sia stato regolarmente autorizzato nel suo Paese oppure, come è avvenuto nel caso che ci occupa, sia stato illegittimamente escluso dalle procedure selettive”.

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