tasse sul gioco

Tutti d’accordo sull’aumento delle tasse sul gioco. E la riforma?

O la mano destra non sa cosa farà la sinistra, oppure c’è qualcosa che non quadra negli “indirizzi” che il Governo prende nei confronti del mondo del gioco d’azzardo pubblico e dei casino online. Tutti gli amanti del mondo gioco e gli addetti ai lavori si aspettavano che il Governo, le Regioni e gli Enti Locali stessero studiando i dettagli della riforma del gioco in modo da addivenire al più presto al suo riordino, cercando di accontentare tutte le esigenze: questo era ciò che si lasciava trapelare ed era confermato da “voci di corridoio”.

Ma, realmente, non è così in quanto sembrerebbe che il Governo stia, invece, studiando un aumento delle tasse a questo “povero settore” ludico andando così decisamente nella direzione opposta a quella della riforma e sarebbe veramente una “mazzata” per tutte le industrie e per tutti gli operatori che nel settore ludico hanno investito finanziariamente ed anche in speranza che tutto possa essere riorganizzato, ridistribuito, regolamentato.

Sembrerebbe, più che altro, un’ulteriore vera e propria presa in giro che non ci vorrebbe, visto che il mondo-gioco dallo scorso luglio sta aspettando questo riordino che si sposta di volta in volta, che lascia spazio a richieste di chiarimenti ed approfondimenti, ma che nulla concretizza e porta a termine. Ed ora si parla di un nuovo balzello finanziario dopo quello sufficientemente sostanzioso dello scorso anno che ha aumentato il Preu di qualche punto percentuale.

Si continua a voler “pensare bene” sull’operato del Governo e, quindi, a sostenere che forse è meglio tassare un bene futile come il gioco, piuttosto che aumentare l’Iva, l’accise sul carburante oppure andare a “tagliare” sulla sanità e sui servizi ai cittadini per fare fronte alle difficoltà economiche che deve fronteggiare il Paese: ma possibile che non esista altro settore se non quello ludico al quale attingere? Quello delle pensioni d’oro per esempio? Oppure quello dei vitalizi? Oppure ancora quello delle spese (gonfiate o no) dei politici?

Sempre e soltanto gioco come scelta da parte del Governo quando vi è qualcosa da “raccattare”, tanto più che a lui bisogna imputare eventuali conseguenze sanitarie difficili da affrontare: gioco, quindi, da combattere ed arginare cercando di mettere un “freno” al desiderio di una parte dei cittadini che con il gioco si vogliono divertire. È naturale, e forse anche comprensibile, che vi sia un’idea generalmente condivisa sull’aumento delle tasse e che possa rappresentare un deterrente per alcuni operatori che non potendole affrontare sarebbero “costretti dallo Stato” a chiudere la propria attività rinunciando ad offrire gioco sul territorio.

Da qui, ed a seguito alla richiesta di una manovra integrativa da parte dell’Unione Europea di circa 3,5 miliardi di euro, appare “inevitabile” la decisione di un ulteriore ricorso ai giochi ed ai casino online dal vivo. E questo ovviamente senza pensare ai risvolti in termini occupazionali che si farebbero strada, visto che le aziende che rinunceranno a lavorare nel settore ludico sarebbero costrette da altre tassazioni a rinunciare, forzatamente, anche ai loro dipendenti.

Con questa decisione futuribile del Governo su un’ulteriore tassazione, dove andrebbe a finire il progetto della riforma? Probabilmente l’Esecutivo non troverà “più nulla” da riordinare e ridistribuire “equamente”: ma si è certi che questo non interessi nessuno, visto che ormai si ha la sensazione “provata” che il settore del gioco è sicuramente una “riserva di Stato”, ma certamente è figlio di un Dio minore.

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