Sale scommesse, Cassazione annulla altri due sequestri: “Rinvio ai tribunali di merito”

Sale scommesse, Cassazione annulla altri due sequestri: “Rinvio ai tribunali di merito”

Ancora un caso di sequestro di una sala scommesse annullato dalla Cassazione. Dopo l’episodio di Cagliari, anche i tribunali di Mantova e Santa Maria Capua Vetere hanno visto ribaltata la loro sentenza che disponeva il sequestro preventivo per due aziende dei rispettivi posti. La Cassazione ha annullato i provvedimenti e ha rinviato ai tribunali di merito.

Le due sentenze della Cassazione sono accomunate dal medesimo principio. “L’ordinanza impugnata deve essere annullata con rinvio al Tribunale che procederà (nell’esercizio dei poteri riconosciutigli per legge nella fase dell’impugnazione cautelare, e dunque potendo sempre utilizzare e valutare, oltre che la documentazione e gli accertamenti tecnici sul punto già in atti, anche
ulteriori elaborati tecnici sempre producibili dalle parti) a nuovo esame sulla base di quanto sin qui esposto con ampia facoltà di valorizzare, oltre ai parametri sopra indicati a titolo esemplificativo – spiega la Cassazione – ogni altro parametro ritenuto necessario e funzionale ad esprimere una valutazione in ordine alla proporzionalità o meno della misura in oggetto al fine di farne discendere la valutazione sulla concreta natura discriminatoria nei confronti dell’operatore straniero”.

Come ricordano i giudici, in tema di giochi d’azzardo, “non è configurabile il reato di raccolta di scommesse in
assenza di licenza di pubblica sicurezza, da parte del soggetto che operi in Italia per conto di operatore straniero privo di concessione per non aver partecipato alle gare per l’assegnazione indette ai sensi del D.L. 2 marzo 2012, n. 16, convertito in L. 26 aprile 2012, n. 44, a causa della non conformità del regime concessorio interno agli artt.49 e 56 Tfue nella interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia (Sentenza 28 gennaio 2016, causa C-375/14; Ordinanza 7 aprile 2016, cause C-201/14 e C-214/14), secondo la quale detti articoli ostano ad una disposizione restrittiva interna che imponga al concessionario di giochi d’azzardo di cedere a titolo non oneroso, all’atto della cessazione dell’attività per scadenza dei termini della concessione, l’uso dei beni materiali e immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta del gioco, qualora detta restrizione ecceda quanto è necessario al conseguimento dell’obiettivo effettivamente perseguito da tale disposizione (Sez. 3, n. 43955 del 15/09/2016, dep. 18/10/2016, Tornassi, Rv. 267936)”.

 

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