Match Fixing, Tommasi (AIC): “Un fenomeno che incide sulle violenze ai calciatori”

Match Fixing, Tommasi (AIC): “Un fenomeno che incide sulle violenze ai calciatori”

Molte volte abbiamo parlato dell’inquietante fenomeno del “match fixing”, ovvero del tentativo di truccare le partite di calcio da parte di coloro che cercano di trarre profitti dal mondo delle scommesse. Negli ultimi tempi sono state messe in campo numerose misure per cercare di arginare il fenomeno, sia unendo le forze per controlli a tappeto, sia promuovendo un’informazione diffusa e dettagliata anche tra le stesse squadre di calcio.

Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC), ha parlato del ‘match fixing’ in occasione della sua audizione in Commissione Antimafia, svoltasi nella giornata di ieri. “Questo fenomeno – ha detto Tommasi – incide spesso su eventi di violenze e minacce nel mondo del calcio. Il caso di Taranto, dove i giocatori sono state aggrediti da 30 persone incappucciate, è figlio di un sentito dire di tre giocatori che si ‘sarebbero venduti’ delle gare”.

Un altro dato evidenziato dall’ex giocatore che ha militato nelle file di Roma e Verona, “è che quasi la metà dei casi avviene nel mondo dilettantistico”, ha aggiunto. “Chi ha avuto la fortuna di giocare in altri campionati vede che tutto questo non è normale”.

Tommasi ha inoltre evidenziato come i fatti più gravi di violenza e intimidazione siano avvenuti ai danni di calciatori militanti in Lega Pro, ma il campionato che desta più preoccupazioni è quello immediatamente inferiore, ovvero la Serie D.

“E’ lì che si verificano più di un terzo dei casi di minacce e aggressioni – spiega Tommasi – In questi campionati, al di là di tante cose positive, non c’è visibilità dell’evento e fioccano le possibilità di scommesse. Ho appena scoperto che si può scommettere addirittura sulle gare del campionato di Eccellenza, ma le società non guadagnano nulla”. Per Tommasi non è accettabile che i calciatori “tollerino la contestazione quando il risultato non è buono purché non ci sia un’aggressione”. Il presidente dell’Aic ha poi detto che il calciatore “si è abituato” al fatto che “se gioca male sia normale ricevere minacce e pressioni”.

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