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Eldense, il gestore italiano respinge le accuse: “Hanno voluto farci fuori”

Ha avuto una grossa cassa di risonanza in tutta Europa il caso dell’Eldense, la squadra che milita nel campionato di terza serie spagnola finita al centro di un uragano di polemiche dopo il 12-0 rifilatole dal Barcellona B. Un risultato che ha suscitato forti sospetti sulla regolarità del match e ha scatenato un vespaio di critiche da parte di molti convinti che la gara sia stata caratterizzata da una combine in chiave calcioscommesse.

Sospetti alimentati anche dal presidente del team, David Aguilar, e dall’attaccante Cheikh Saad, che hanno denunciato 5 tesserati dell’Eldense: si tratta del gestore della squadra, l’italiano Nobile Capuani, due degli allenatori, lo spagnolo Fran Ruiz e il nostro connazionale Filippo Vito Di Pierro, insieme a due calciatori, Nico Chafer e Mickey Fernandez.

Attualmente i cinque sono stati rilasciati, ma su di loro pesano le gravi accuse di associazione illecita e corruzione fra privati: l’ipotesi su cui sta indagando la magistratura iberica è che nell’Eldense ci fosse una vera e propria organizzazione per truccare i risultati e favorire scommesse illegali sui mercati asiatici, con il coinvolgimento delle mafie italiane e cinesi.

Ecco perchè la dirigenza dell’Eldense ha deciso di rescindere il contratto con i suoi giocatori italiani e anche dello stesso gestore Nobile Capuani. Tuttavia, i nostri connazionali ribadiscono la loro totale innocenza. “Un ragazzo di 24 anni, che ha appena superato un problema al tendine d’Achille – ha detto Capuani in riferimento al portiere Alessandro Zanier – secondo lei si vende una partita prendendo 12 gol e, di fatto, terminando la carriera con una squadra ultima in classifica in terza serie spagnola?”.

Per Capuani la pesantissima sconfitta è stata soltanto un pretesto “per sbarazzarsi di 11, 12 italiani. Ma in campo a Barcellona c’erano tutti spagnoli, tranne Zanier e Muratori. Io e gli altri siamo stati il capro espiatorio, per far dire loro: noi spagnoli non facciamo le scommesse, quelle cose le fanno gli italiani che le hanno nel sangue”.

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