Casinò, Benigni (Uilcom): “Per uscire dalla crisi servono politiche di sviluppo”

Casinò, Benigni (Uilcom): “Per uscire dalla crisi servono politiche di sviluppo”

“Se non riusciamo a invertire la tendenza in atto, temo fortemente sulla tenuta occupazionale dei Casino, a scapito dello sviluppo e delle professionalità espresse“

Così il segretario nazionale della Uilcom Uil, Fabio Benigni, che è tornato ad affermare con decisione la necessità della costruzione del contratto nazionale dei Casinò. Per due motivi principali. “Va costruito il contratto nazionale sia per affermare un valore identitario fondamentale per essere un interlocutore autorevole nei contesti di confronto istituzionale – spiega Benigni – sia per riaffermare il valore delle professionalità espresse, oltre che per contestualizzare con regole adattive la economicità di gestione, attraverso istituti che garantiscano l’acquisito, proiettandosi verso il nuovo modello organizzativo che si intende realizzare”.

Da diverso tempo il segretario nazionale della Uilcom Uil rivendica “un tavolo interministeriale”, finalizzato a superare “le ragioni di crisi di un segmento importante del settore gioco come quello dei casinò”. Negli ultimi tempi il dibattito sindacale sulle conseguenze che la crisi del settore sta già avendo sulla tenuta dei livelli occupazionali nelle quattro case da gioco è diventato particolarmente intenso, e l’intervento di Benigni vuole servire a ‘sbrogliare’ l’impasse.

“Tutti gli indicatori istituzionali ed economici, ci rappresentano un settore complessivamente in ottima salute tanto da segnalare un incremento record di oltre il 7 percento su di una raccolta scommesse che supera una cifra superiore ai 95 miliardi oltre 10 miliardi di tasse per lo Stato con un Pil che rappresenta il 4,4 percento, poco meno di quanto gli italiani tutti spendono per mangiare e poco più di quanto si investe per l’istruzione – afferma Benigni – Con questi numeri è impressionante pensare che un sindacato sia disposto a ragionare con le aziende unicamente ritenendo che l’uscita dalla crisi sia subordinata al contenimento del costo del lavoro, senza una politica di sviluppo del settore che si tenga su politiche di investimenti industriali”.

“Quando parlo di investimenti per lo sviluppo, faccio riferimento a una diversa modulazione dei prelievi fiscali a cui è sottoposto l’intero settore del gioco. È impensabile che il gioco giocato, dove insiste buona occupazione, abbia la stessa o maggiore pressione fiscale del gioco online”.

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