Messina, 50 indagati per la gestione dei centri scommesse

Messina, 50 indagati per la gestione dei centri scommesse

Non solo discoteche e ristoranti, ma anche sale scommesse. L’indagine portata avanti dalla magistratura di Messina ha permesso di far venire alla luce i traffici del boss Luigi Tibia, che vede coinvolte ben 50 persone alle quali è stato recapitato un avviso di garanzia.

Il gruppo criminale gestiva non soltanto attività di ristoro e divertimento, ma anche esercizi per le scommesse sportive, servendosi di prestanome e della complicità di professionisti del settore. I destinatari dell’avviso sono accusati, in concorso, di esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa, con l’aggravante di avere commesso il fatto «per agevolare l’attività dell’associazione mafiosa».

In particolare, le forze dell’ordine hanno indagato nel dettaglio sugli apparecchi terminali collegati ad internet, e i due sostituti procuratori della Dda Liliana Todaro, Fabrizio Monaco e Maria Pellegrino hanno di conseguenza contestato a vario titolo due ipotesi d’accusa:  l’installazione e la gestione presso esercizi pubblici dei totem collegati alla rete internet per effettuare il gioco a distanza senza autorizzazione da parte dell’Aams e l’aver organizzato e gestito la raccolta di scommesse su eventi sportivi non avendo la licenza «compiendo attività di intermediazione per conto di un allibratore straniero privo di concessione».

Stando a quanto scoperto dalla magistratura, gli indagati sarebbero stati i terminali di una rete di agenzie dislocate in città per conto di una società con sede a Malta.

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